Nonostante nei giorni scorsi l’Fbi abbia chiesto ad Apple di sbloccare l’iPhone di Syed Farook (autore della strage di San Bernardino, avvenuta nel dicembre 2015), l’azienda di Cupertino si è fermamente opposta, affermando di essere disposta a ricorrere fino alla Corte Suprema.

Prontamente, un Giudice Federale ha ordinato ad Apple di creare una versione meno sicura di iOS, al fine di accedere ai contenuti del citato dispositivo, protetti da una password. Tutto ciò, in quanto il dispositivo ammette alcuni tentativi per poter immettere la password ed una volta falliti gli stessi, si rischierebbe di distruggere in forma permanente i dati in esso contenuti. Sennonché, Apple si è già messa al lavoro al fine di creare nuove misure di sicurezza, atte ad impedire l’accesso ad un dispositivo bloccato, nei termini richiesti dallo stesso Fbi.

Il colosso californiano continua difatti a mantenere la propria posizione iniziale, chiarendo che tale richiesta sarebbe “l’equivalente ad un software cancro” ed andrebbe a creare un precedente legale in grado di danneggiare moltissime persone. Infatti, sembrerebbe che il dipartimento di giustizia americano abbia chiesto di sbloccare almeno altri 9 iPhone, oltre a quello di Syed Farook.

La vicenda sta suscitando numerose polemiche e prese di posizioni: se da un lato i fondatori di Facebook e Twitter, nonché l’Amministratore delegato di Google, hanno appoggiato la linea di Apple, al contrario il fondatore di Microsoft, Bill Gates(oltre a molti altri), ha sostenuto che tutte le aziende tecnologiche dovrebbero cooperare con le forze dell’ordine nei casi di terrorismo.

Nel frattempo,  la strategia seguita dei legali di Apple è stata quella di invocare il primo emendamento della Costituzione americana, il quale recita:

” Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.” 

Esiste infatti un precedente di una Corte d’Appello americana che ha equiparato il codice sorgente di un software ad una forma di espressione e, come tale, tutelata dal primo emendamento, nel senso che nessuno potrebbe essere obbligato a “non esprimersi”.

La prima udienza, intanto, è stata fissata per il 22 marzo a Riverside, in California.

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